La Piattaforma Dati può aiutare le PA a evitare il monopolio dei fornitori e a migliorare l’efficienza?Chi lavora nella Pubblica Amministrazione lo sa bene: troppo spesso gli uffici si trovano prigionieri di sistemi informatici che non comunicano tra loro, con il risultato che i dati vengono duplicati, i processi rallentano e, in pratica, il cittadino è costretto a fornire più volte le stesse informazioni.
Ma oggi c’è uno strumento che potrebbe fare la differenza: è la PDND – Piattaforma Digitale Nazionale Dati.
La domanda da cui vogliamo partire è semplice, ma tutt’altro che scontata: e se la PDND non fosse utile solo a favorire lo scambio di dati tra enti diversi, ma potesse aprire la strada anche a nuove forme di interoperabilità tra i sistemi interni di uno stesso ente?
È un tema su cui vale la pena riflettere, perché se così fosse, le ricadute positive per le amministrazioni potrebbero essere significative.
La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) è un’infrastruttura gestita da PagoPA S.p.a. per conto del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, pensata per semplificare lo scambio sicuro e controllato di dati tra le amministrazioni pubbliche.
L’obiettivo della PDND è chiaro:
Facilitare lo scambio di informazioni tra enti attraverso un canale sicuro e standardizzato;
Garantire la sicurezza dei dati con l’autenticazione delle parti in causa;
La PDND fornisce un insieme di regole condivise che semplificano gli accordi di interoperabilità tra gli enti.
Al centro di questo sistema c’è il Catalogo API della PDND, una vetrina dove gli enti pubblici possono pubblicare i propri e-service e dove le amministrazioni interessate possono individuare i dati di loro interesse, inoltrare una richiesta di fruizione e integrare quei dati nei propri servizi digitali.
Chi sono i soggetti coinvolti?
Gli Enti Erogatori, che rendono disponibili i propri dati e servizi attraverso API pubblicate sulla PDND.
Gli Enti Fruitori, che possono consultare il catalogo, richiedere l’accesso agli e-service e integrare i dati nei propri sistemi, per offrire servizi più completi a cittadini e imprese.
Cittadini e le Imprese, che beneficiano finalmente del principio “once only”: una volta forniti i dati a una pubblica amministrazione, non dovranno più ripeterli altrove.
In questo modo, la PDND diventa il cuore pulsante dell’interoperabilità tra le amministrazioni e uno strumento fondamentale per semplificare i rapporti tra enti, cittadini e imprese.
Per garantire un utilizzo responsabile e conforme dei dati, ogni ente fruitore deve definire una finalità per l’uso delle API.
La finalità è una dichiarazione chiara e tracciabile che serve a:
Giustificare il motivo della richiesta di quei determinati dati, rispettando i principi di minimizzazione e accountability.
Associare le applicazioni (i client) che effettueranno le chiamate API.
Definire il carico stimato di utilizzo (ad esempio il numero di chiamate giornaliere).
Dimostrare la conformità ai requisiti di sicurezza e privacy.
In pratica, la finalità rappresenta il “permesso operativo” per poter utilizzare le API e scambiare dati attraverso la PDND.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha messo a disposizione oltre 110 milioni di euro per supportare le PA nella pubblicazione e utilizzo delle API sulla PDND. Gli enti che partecipano possono ricevere finanziamenti in base alla dimensione del Comune e al numero minimo di API da pubblicare, con un percorso guidato.

Naturalmente, quando si parla della PDND pensiamo allo scambio di dati tra enti diversi (ad esempio, tra INPS e Comuni o tra Regioni e Ministeri). Questo è, sicuramente, l’obiettivo per cui nasce, in linea con il principio europeo "once only".
Ma ci chiediamo: è possibile estendere questo principio anche ai sistemi interni di un ente?
Immaginiamo, ad esempio, un Comune che gestisce servizi sociali, tributi, anagrafe e pratiche edilizie tramite applicativi diversi, forniti da più aziende.
Oggi, la mancanza di integrazione porta spesso a inefficienze, dati duplicati, errori e, in ultima analisi, a una gestione meno fluida dei servizi per i cittadini.
Ma se ogni sistema potesse “parlare” con gli altri attraverso un linguaggio comune – per esempio un sistema di autenticazione e delle API condivse – sarebbe possibile superare queste barriere, migliorare l’interoperabilità e favorire la libertà di scelta tra fornitori diversi, senza vincoli.
La PDND, estesa nella sua "mission" e arricchita di alcune funzionalità, diventerebbe il "nodo" di una rete di interoperabilità.
Più libertà di scelta, meno dipendenza da un unico fornitore.
Questo è il punto chiave: la PDND, in questo scenario, non sarebbe soltanto uno strumento tecnico, ma una leva per ridurre la dipendenza tecnologica.
Oggi, spesso ci troviamo a dover scegliere tra:
Un unico fornitore “tuttofare”, che ci vincola a lungo termine ma ci assicura una certa integrazione interna. O tanti fornitori diversi, con software specializzati, ma senza integrazione tra loro.
L’obiettivo è avere il meglio di entrambi:
Scegliere i migliori fornitori per ogni ambito,
Integrare facilmente i loro sistemi tramite API,
Mantenere il controllo sui nostri dati e sulla nostra infrastruttura digitale.
In questo modo, potremmo progettare servizi più efficienti, agili e interoperabili, senza essere ostaggio di un singolo fornitore.
Conclusione
Non siamo difronte ad una certezza, né davanti a un percorso già tracciato: è una possibilità che vale la pena discutere e approfondire, per capire se e come la PDND potrebbe diventare anche uno strumento di integrazione interna alle amministrazioni, oltre che tra enti diversi.
Apriamo quindi il dibattito: quali potrebbero essere le opportunità e le sfide di un uso esteso della PDND anche per l’integrazione interna dei sistemi di una PA?
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