
Negli ultimi anni SPID è diventato uno degli strumenti più utilizzati in Italia per accedere ai servizi digitali, lo affermano i dati di attivazione e utilizzo ancora in crescita.
Se per molto tempo è stato considerato un sistema “solo per la Pubblica Amministrazione”, oggi rappresenta un’opportunità importante anche per i fornitori di servizi online privati: banche, assicurazioni, piattaforme HR, gaming, freelance, studi professionali e molte altre realtà.
Ma come funziona SPID dietro le quinte?
Questa guida offre una panoramica su come lavora, quali attori sono coinvolti e quali garanzie di sicurezza introduzione.
I protagonisti del sistema SPID
Dietro un login SPID si muovono tre attori principali, ognuno con un ruolo preciso.
Sono Pubbliche Amministrazione, Aziende private o liberi professionisti che mottono a disposizione i propri servizi su un proprio sito web, oppure consentono lo svolgimento di alcune attività nella propria App o piattaforma digitale, tramite l'accesso con SPID.
Gli Identity Provider o gestori d’identità, sono soggetti privati accreditati da AgID che rilasciano le identità SPID e gestiscono il processo di autenticazione. Ogni cittadino può scegliere l’identity provider che preferisce tra quelli accreditati (Poste, InfoCert e altri).
Hanno responsabilità elevate, tra cui:
Rilasciare l’identità digitale, verificando l’identità del cittadino;
custodire i dati dell’utente in modo sicuro;
garantire l’affidabilità delle credenziali;
autenticare l’utente su richiesta del service provider.
In pratica, il service provider non deve più preoccuparsi della verifica dell’identità ma la esternalizza a un soggetto certificato che è, appunto, l’identity provider.
È l’ente pubblico che:
definisce e aggiorna le regole tecniche;
vigila sul corretto funzionamento del sistema;
Sebbene l’esperienza utente sia semplice, il processo alla base è articolato e garantisce un elevato livello di sicurezza
Ecco cosa succede quando il service provider propone l’autenticazione tramite SPID.
L’utente entra nel sito/app del service provider e clicca “Entra con SPID”. A questo punto sceglie, tra i gestori SPID disponibili, quello presso cui ha attivato la propria identità digitale.
Il browser dell’utente viene automaticamente reindirizzato verso il sito del gestore d’identità che gestisce tutta la fase di autenticazione.
In questa fase, a seconda del livello di sicurezza richiesto, l’utente può dover inserire username +password o, in aggiunta, dover confermare l’accesso tramite app e digitare un codice OTP (one time password) ricevuto sullo smartphone o, ancora, scansionare un QR code.
Nel paragrafo successivo, approfondiremo meglio i livelli di sicurezza, a cosa servono e quali strumenti di accesso prevedono.
Un volta inserite le credenziali, l’Identity Provider mostra all’utente quali dati sono stati richiesti e sta per trasmettere al Service Provider. Trasmissione per la quale viene richiesto il consenso dell’utente.
Qualora l’utente negasse il suo consenso si interromperebbe tutto il processo. Dando il consenso, invece, questi dati verranno trasmessi al service provider.
Dato il consenso e completata l’autenticazione, il gestore d’identità reindirizza l’utente al sito del service provider dove ora può accedere all’area interessata.
Come anticipato, SPID permette di scegliere tra tre diversi livelli di sicurezza. A stabilire il livello di sicurezza è il Service Provider, e lo fa in base alla tipologia di dato trattato e al rischio dell’operazione.
Vediamo rapidamente le caratteristiche dei 3 livelli:

Accesso tramite username e password. Poco utilizzato a causa della scarsa robustezza.
Richiede username e password + conferma tramite smartphone (OTP, app, push).
È il livello più diffuso: bilancia sicurezza e facilità d’uso.
Richiede, in più, l’utilizzo di un certificato digitale rilasciato da un’autorità di certificazione su dispositivo sicuro. Molto sicuro ma poco diffuso, anche perché prevede un costo aggiuntivo al momento del rilascio dello SPID.
Come scegliere il livello giusto?
Dipende principalmente dai dati trattati.
Per operazioni che espongono dati sensibili o comportano rischi economici (es. finance, assicurazioni, lavoro), il livello 2 è lo standard.
Per approfondire questo argomento ti invitiamo a leggere Livelli di sicurezza SPID: quanti sono e come si differenziano
La normativa impone un principio chiave: il Service Provider deve chiedere solo i dati strettamente necessari.
In generale viene fatta una distinzione in base a due tipologie di esigenze:
Se l’utente è già noto alla piattaforma (ha già effettuato una registrazione) sarà sufficiente autenticarlo e, in questo caso, verranno richiesti solo alcuni attributi di base:
Nome e cognome
Codice fiscale
Data di nascita
Nei casi in cui l’utente è nuovo alla piattaforma saranno richiesti dei dati aggiuntivi. A seconda delle esigenze specifiche, il service provider potrebbe richiedere anche:
indirizzo di residenza
estremi del documento identificativo
PEC, se disponibile
e altri dati
Riassumiamo i motivi che lo rendono così affidabile:
la verifica dell'identità è fatta da Enti certificati: niente rischio di falsi profili;
l’accesso può richiedere, se necessario, più fattori (maggiore sicurezza);
niente sfugge al consenso finale dell’utente che deve confermare quali dati vuole condividere;
il sistema è costantemente aggiornato e monitorato da AgID;
milioni di utenti lo usano già: meno barriere e più fiducia.
SPID offre quindi un equilibrio ideale tra sicurezza e semplicità, un aspetto molto apprezzato dagli utenti.
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